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Origini della pizza: Egitto, Grecia, Roma.
La pizza ha tremila anni di storia. Tutte le civiltà, si può
dire, hanno conosciuto forme differenti di focacce, schiacciate e simili che
vedevano nell'impasto tra farina di cereali di vario genere, acqua e i più
svariati condimenti una fonte di nutrimento fondamentale nella alimentazione
umana.
L'antichità a noi vicina, quella che vide il fiorire delle
civiltà che si affacciavano sul Mar Mediterraneo offre perciò un'ampia messe di
esempi di quelli che possono considerarsi gli antenati della pizza quale noi la
conosciamo.
Dall'Egitto alla Grecia classica all'antica Roma e Pompei è
perciò tutto un proliferare di vivande che richiamano nella composizione e
nella cottura la pizza.
Nell'antico Egitto era usanza celebrare il genetliaco del
Faraone consumando una schiacciata condita da erbe aromatiche, Erodoto tramanda
diverse ricette babilonesi e nel VII sec. A.C. Archiloco, il poeta-soldato, in
alcuni versi ci informa di avere nella lancia la sua focaccia impastata,
l'alimento principale del soldato.
La Grecia classica mostra quindi una vasta messe di esempi
che ci riportano alla pizza, o almeno a una sua versione per così dire
archetipale: schiacciate e focacce di vario genere si mostrano alimento diffuso
e popolare in tutta l'antichità classica.
Numerose sono le testimonianze di scrittori greci
riguardanti diversi tipi di pizza, la cosiddetta maza in greco antico:
testimonianze che ritroviamo puntualmente nel mondo latino e nella Roma antica
dove tra le altre versioni lievitate e non di questa focaccia troviamo la
placenta e l'offa, preparata con acqua e orzo, il cereale alla base
dell'alimentazione dei popoli latini.
La pizza, non volendo qui dar credito ad altre fantasiose
ipotesi sulla sua origine, si presenta così come un alimento tipico delle
culture che storicamente si sono affacciate sul bacino del Mediterraneo. E in
una delle regine del Mar Mediterraneo, Napoli, essa troverà la sua patria e il
punto di partenza di una diffusione che può ben dirsi planetaria.
Numerose sono le tracce di questo alimento, che nel corso
dei secoli va sempre più avvicinandosi alla forma attuale, anche in epoca
medievale e rinascimentale, ondeggiando tra gusto aristocratico e consumo
popolare, tra i banchetti regali e la mensa del povero: la parola pizza è già
attestata in epoca altomedievale e nei secoli successivi si rinvengono svariate
forme locali di questo termine indicanti variazioni culinarie sul tema, dal
dolce al salato, e differenti metodi di cottura.
I longobardi calati in Italia meridionale dopo la caduta
dell'impero romano avevano portato con sé la bufala che,una volta ambientatasi
tra il Lazio e la Campania, fornirà il latte per la fabbricazione della
mozzarella.
E in epoca moderna la scoperta del Nuovo Mondo recherà in
Europa un elemento principe della pizza che è quasi impossibile immaginarne
priva: il pomodoro.
Dopo le iniziali diffidenze, il pomodoro fece il suo
ingresso trionfale nella cucina italiana, e in quella napoletana in
particolare. La pizza ne sarà illustre beneficiaria avvicinandosi sempre più
alla forma che oggi conosciamo.
La pizza tra '700 e '800.
Ma è tra ‘700 e ‘800 che la pizza si afferma sempre più come
uno dei piatti della cucina napoletana preferiti del popolo, entrando a pieno
titolo nella tradizione culinaria di questa città: e si vanno definendo sempre
le caratteristiche della pizza e dei luoghi deputati al suo confezionamento, le
pizzerie.
Nel ‘700 la pizza viene confezionata in forni a legna per
essere quindi venduta per le strade e i vicoli della città: un garzone di
bottega che portava in equilibrio sul capo la stufa, recava direttamente agli
acquirenti le pizze, già confezionate con diversi ingredienti e condimenti,
dopo averli avvisati del proprio arrivo con sonori e caratteristici richiami.
A cavallo tra il '700 e l'800 comincia ad affermarsi
l'abitudine di gustare la pizza anche presso questi forni oltre che per strada
o in casa, segno del crescente favore che incontrava questa vivanda entrata
ormai a pieno titolo nell'alimentazione del popolo napoletano: nasce la
pizzeria nella forma che noi conosciamo e vanno definendosi anche le
caratteristiche per così dire fisiche e ambientali della pizzeria quale noi la
conosciamo.
Il forno a legna, il bancone di marmo dove viene
confezionata la pizza, lo scaffale dove sono in bella mostra gli ingredienti
che andranno a comporre le differenti varietà di pizza, i tavoli dove gli
acquirenti la consumano, l'esposizione esterna di pizze vendute ai passanti:
tutti elementi che si ritrovano tuttora nelle pizzerie napoletane
Nascono le prime dinastie di pizzaioli napoletani: nel 1780
viene fondata la pizzeria "Pietro e Basta Così" la cui tradizione a
due secoli di distanza è continuata dall'Antica Pizzeria Brandi.
Tra gusto aristocratico (Re Ferdinando II di Borbone ben
gradiva le pizze di 'Ntuono Testa alla Salita S. Teresa) e ancor più convinto
favore popolare la pizza si afferma come piatto quotidiano, pranzo e a cena del
popolo napoletano.
Per tutto l'800 i pizzaioli, ambulanti e non, continuano a
rifornire i napoletani delle più diverse qualità di pizza, per tutte le tasche,
e la pizza entra definitivamente nel folklore del popolo napoletano
diventandone una icona.
Testimoni e memorialisti dei costumi del popolo napoletano,
ma anche scrittori e musicisti da Matilde Serao a Salvatore Di Giacomo a Libero
Bovio e Raffaele Viviani, non mancano di registrare e celebrare la presenza di
questo alimento nella vita del popolo. Matilde Serao, cronista attenta della
vita della sua città, soleva fermarsi in carrozzella ai piedi della salita di
S. Anna di Palazzo e ordinare (presso la Pizzeria Brandi) una pizza che avrebbe
gustato poi, fredda, il mattino seguente.
Dopo il Borbone anche i re d’Italia, i Savoia, mostrarono di
gradire la pizza napoletana: non solo, ma lasciarono traccia di sé nella storia
della pizza.
L'Antica Pizzeria Brandi conserva ancora oggi un documento a
firma devotissimo Galli Camillo, capo dei servizi di tavola della real casa del
giugno 1889, nel quale si ringrazia S.G. Raffaele Esposito, dell’allora
pizzeria "Pietro e Basta Così", per le qualità di pizza, tra cui la
celeberrima pomodoro e mozzarella, confezionate per Sua Maestà la Regina
Margherita, che, come sottolinea il testo, vennero trovate buonissime.
La pizza pomodoro e mozzarella fu allora battezzata
"Pizza Margherita" dal pizzaiolo Raffaele Esposito, il nome con cui
ancor oggi questa pizza è universalmente conosciuta.
Il principio del nuovo secolo vede la pizza pronta per la
sua diffusione su scala nazionale e mondiale, ben al di là dei confini
napoletani, che tutti conosciamo: nel corso del nostro secolo ormai al
tramonto, la pizza ha conquistato consensi dall'Europa all’America al Giappone,
divenendo, e non sembri una esagerazione, patrimonio dell'intera umanità.
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